Al contadino non far sapere quanto è buono il nerd con il macbook

Il primo giugno è stato un grande giorno per l’Italia: il giorno seguente sarebbe stata la festa della Repubblica, festa che noi della redazione sentiamo davvero molto, poi si è scoperto che nel campionato italiano di calcio le partite sono tutte vendute, un pensiero che a noi non è mai neppure passato per la testa, data la consueta rettitudine morale di noi italiani, poi abbiamo realizzato che era appena finito un altro mese e che presto ci saremmo potuti comprare senza troppi pianti un pacchetto di sigarette con la sudata paga da distributori di pane, e per finire era pure il giorno dello sbarco di Shackleton sul nostro amato e nebbioso suolo padano.

Shackleton, quindi. Noi lo conosciamo da tipo tre settimane, e con i tempi che corrono è davvero tantissima roba e ci conferisce il pieno diritto di parlare di lui come parleremmo della nostra prima fidanzatina che ci aprì il cuore ma non le mutandine.

Sam Shackleton è un nerd inglese di un po’ di anni che le persone intelligenti e che conoscono l’inglese molto bene definiscono come ethnic ambient electronic minestra postdubstep vasco brondi. Noi che intelligenti certo non siamo e che di inglese sappiamo giusto dire Wembley, ci limitiamo a dire che Shackleton suona come suonerebbe William Bevan aka Burial se invece di nascere a Londra a latte, jungle e rave clandestini, fosse cresciuto nel Botswana in una tribù di sciamani animisti con la barba lunga quanto il cazzo, e se non sapete chi è William Bevan aka Burial non vedo perché dobbiate continuare a leggere.  Il nostro Shackleton suona così animalesco che quando passa sul mio subwoofer della Sony i gatti che stanno di sotto si siedono come al teatro, iniziano a miagolare ed a guardare in alto come quando la mamma fa l’orata alla griglia sul balcone, che tra parentesi è pure molto buona ed a cui suggerisco l’aggiunta di patate al forno con sprizzata d’aglio e pepe. Il nostro Shackleton qualche tempo fa ha buttato fuori una bomba a nome Fabric Mix 55Fabric, non Capogiro – che dovrebbe essere mandata a memoria nelle scuole elementari per rendere questo mondo strano un posto un po’ migliore.

Potremmo anche chiuderla qua in realtà che i report dei concerti non interessano a nessuno, ma abbiamo cominciato parlando del concerto di Shackleton e forse bisognerebbe pure chiudere spendendo due parole sul concerto di Shackleton, che sale in silenzio intorno all’una e mezza con i suoi occhialini da ragionier Filini ed il suo Mac sottobraccio, fra i gridolini esaltati di uno sparutissimo gruppo di gente che aveva idea di chi cazzo fosse quel nerd alla console e gli sguardi perplessi di un nugolo di capre col tacco, chiaramente deluse dalla non esaltantissima presenza scenica del nostro, che saltella e si raddrizza gli occhiali ogni due secondi in un modo che non farebbe sesso neppure alla più sfigata utente obesa del forum delle amiche obese, ma si sa quanto le donne non capiscano un cazzo di nulla: a noi infatti Sam fa tantissimo sesso, ed i bassi africani e le voci in sample da muezzin ubriaco ci tramutano ben presto le gonadi in versioni in scala ridotta dei reattori di Fukushima, e siamo così ottenebrati dagli ormoni che volentieri giaceremmo seduta stante con la già citata più sfigata utente obesa del forum delle amiche obese.

Dopo aver distrutto i padiglioni auricolari delle capre mezze ubriache mezze sceme delle prime file, che lentamente abbandonavano il rito sciamanico permettendoci di avanzare sempre più verso DIO, il nostro stacca l’USB, stringe la mano a qualche fanboi delle prime file e se ne va, vergognoso come un chierichetto alla prima funzione, lasciando spazio a tale Steffi, una tedesca in sovrappeso che pare sia discretamente celebre a Berlino e che le già citate persone intelligenti descrivono come panorama-house, e se già a noi l’house fa schifo, figuriamoci se è pure panoramica.

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