Kernel Festival, dove la tecnologia è di casa, ma non si sa tagliare l’erba

Il mio amico Pollo, qui ritratto in un espressione di giubilo dopo esser stato insignito della laurea ad honorem in Fisica Nucleare in qualche università americana, è l’amico più eclettico e polivalente che ho. Qualche tempo fa venne con me a vedere quei musi gialli dei Mono, giusto l’altra settimana era a far roteare il suo cranio minuto e a fare le cornine agli Iron Maiden ed altra gentaglia capellona al Sonisphere di Imola, e questa volta è con noi al Kernel Festival di Desio, a vedere le proiezioni di qualche nerd cibernetico, ed i set live di Kode9 e Dj Spooky. E la cosa migliore di tutte è che il mio amico Pollo non ci capisce un cazzo di nulla, potreste pure invitarlo a vedere una trifonia di strumenti a fiato di pastori della steppa baschira e lui ti guarderebbe sempre e comunque con quel suo sorriso un po’ frocesco, ti chiederebbe ma chi c’è?, e poi, ma quanto si paga?, e poi, ma sì dai, ma che cazzo màn frega.

Desio (Dès in dialetto brianzolo), è un comune lombardo di 40.661 abitanti della provincia di Monza e Brianza. Fin dagli inizi del secolo, contrariamente ai comuni limitrofi, ha sviluppato un notevole comparto industriale, soprattutto nel ramo del tessile, con il Lanificio Targetti, lo Stabilimento del Porta, poi divenuto Gavazzi, per la sera, il cotonificio Tessitura di Desio. E’ sede del gruppo Bancario di Desio. Ha addirittura ospitato anche l’Autobianchi, entrata successivamente nell’orbita della Fiat.

Noi parcheggiamo proprio dietro alla chiesa centrale. Ma che bella piazza che c’è a Desio! Portateci le vostre fidanzate, se amano sentirsi circondate da vecchi con la dentiera che bestemmiano davanti ad un calicino di rosso ed immigrati vestiti in modo variopinto. Camminiamo per una distanza che pareva poca, ma che in realtà era molta, ed eccoci arrivati, bofonchianti come pensionati diabetici alla fine della maratona di New York, di fronte all’ingresso della Villa Tittoni, una costruzione mirabolante che non sappiamo esattamente come descrivere perché durante storia dell’arte giocavamo ancora con le carte dei Pokèmon e lanciavamo i trucioli della gomma nei capelli delle ragazze.

Questi ragazzi del Kernel saranno proprio tecnologici, non c’è nulla da dire, ma perché non tagliare il prato, prima dell’evento? Non avevate un tagliaerba a ioni che vi avanzava? Va beh, pazienza. E’ anche un po’ particolare la storia che se hai la prevendita, devi comunque fare una fila con gli altri pezzenti senza prevendita, per ricevere un altro pezzo di carta (E l’ambiente? Nessuno pensa mai all’ambiente? Ai piccoli di foca che rimangono incastrati nella vostra immondizia?) ed un braccialetto, che di tecnologico aveva gran poco, tranne un colore verde fluo. Comunque alla fine grazie alla prevendita abbiamo rimediato una consumazione omaggio, quindi in questo caso non possiamo fare la nostra pratica preferita del lamentarsi sempre e comunque di ogni cosa, da brave donne col ciclo perenne.

Insomma, cosa succede a questo Kernel Festival? Pare che di giorno ci facciano delle mostre, o delle esibizioni di personaggi un po’ strambi, tizi che nel tempo libero non vanno in bicicletta a due chilometri all’ora a guardare la flora coi binocoli come noi, ma si costruiscono microfoni artigianali ed altre robe di questo tenore e danno sfogo al loro lato artistico. Questa roba, tutta gratuita. Poi dalle nove si paga l’ingresso, c’è gentaglia che suona, ed altra gentaglia che fa delle proiezioni pazze sulla facciata della villa, che pare che nel gergo tecnico si chiami mapping, ma su questo termine tecnico non ci giureremmo sopra i nostri sodi culetti (quasi) vergini.

Ora, dopo qualche proiezione un po’ scalcagnata, alle 23:00 in punto attacca Steve Goodman, aka Kode9. Noi non staremo qua a spiegarvi del come e del perché Kode9 sia una delle personalità più influenti e più interessanti di tutto un panorama musicale che nasce nel Regno Unito ed ai giorni d’oggi finisce per contaminare un sacco di altre cose, non staremo qua a dirvi quanto Steve SPACCHI IL CULO, che ha un PHD in filosofia (anche perché dovremmo spiegarvi cos’è un PHD, cosa che in realtà non sappiamo bene neppure noi essendo fuori corso alla triennale dai tempi della Battaglia di Verdun), che ha un delizioso accento scozzese che farebbe diventare omosessuale John Wayne, e che se i signori Goodman tempo fa non avessero fatto rimbalzare le molle del lettone matrimoniale in una lunga e fredda notte scozzese per dare una forma concreta al loro amore astratto, ora è molto probabile che il nostro brutto, brutto mondo, non avrebbe neppure Burial, e quest’ultimo fatto pone immediatamente il nostro Steve su un piano non troppo lontano da quello di Dio stesso e di tutto il Pantheon cristiano-ortodosso. Ecco, non vi diremmo niente di tutto questo, ma ci limiteremo ai fatti.

I fatti dicono che il set di Kode9 era una roba della madonna, tanto che pure il nostro amico Pollo ha affermato più volte che oh ma questo domani me lo scarico, come hai detto che si chiama?, e poi, ma con la C o con la K?, che è passato da sue bombe come You Don’t Wash, Green Sun, Black Sun, a contaminazioni wonky di Africa Hitech, sbocchi funky, 2-step, garage-grime, e chi cazzo più ne ha più ne metta, e poi, E POI, proprio verso mezzanotte, quando pareva che il suo set fosse finito, le luci si addolciscono, il ritmo si addormenta, fumo viola all’orizzonte, qualche nota: l’unico stronzo che urla è il buon Cardinetti, che riconosce al volo le note del remix di Burial ancora inedito di Paradise Circus dei Massive Attack. Lacrime e sigarette e mutandoni di seta strappati come se piovesse. Ora non ricordiamo benissimo la scaletta, perché la commozione era troppo forte e le gocce di pianto ci oscuravamo la già precaria vista ed anche un po’ l’udito, ma possiamo dire di certo che il nostro Kode9 ci ha regalato pure Ghost Hardware, un altro pezzo inedito del – si spera – prossimo nuovo album di Burial, un pezzo del primo album (Wounder? Boh, viva la droga!) e chiusura da lacrimoni giapponesi con In McDonalds, di cui abbiamo pure un video di qualità eccelsa a testimoniare che non spariamo cazzate.

Ma c’è un però: il suono faceva pena. E lasciamo perdere quei FIGLI DI TROIA che da bravi italiani parlavano durante capolavori assoluti tipo nel video sopra. Parliamo proprio del suono. Ma chi cazzo era l’addetto al suono, Brunetta? Come si fa a mettere il subwoofer, o come diavolo si chiama quell’aggeggio gigante che sputa i bassi che fan vibrare i peli sul petto degli omaccioni e le grandi labbra – del viso – delle femminucce, a due centimetri due da una maledetta ringhiera? E poi, oh buon Dio, per Kode9, uno dei pionieri del suono più puramente dubstep, bassoni che pompano meglio di Gianna Michaels ed atmosfera plumbea tipo industria siderurgica d’inizio Novecento inglese. Questo ci ha fatto parecchio girare i coglioni, nonostante l’esibizione superba del Maestro. Abbiamo goduto forte, ma con un retrogusto amaro sul fondo. E’ stato un po’ come incontrare per la prima volta la donna più affascinante del pianeta, berci qualcosa insieme, per poi essere catapultati agli angoli opposti dell’universo, pur potendoci rimanere in contatto in qualche modo. E allora pensi che rimanere in contatto con lei sia la cosa più bella di tutte, ma che non potrà mai essere bello quanto rivedere di nuovo, un giorno, all’angolo opposto dell’universo, i suoi occhi di pioggia.

Finisce Kode9, tempo di mapping. Solo che noi abbiamo fame e sete, e ci prendiamo un panino con la salamella da dividere in due, perché siamo pezzenti e stiamo seguendo una ferrea dieta che ci porterà in prima fila per la prova costume dell’estate 2019, ed una bella birretta fresca a cranio per rinfrescare il gargarozzo. Furbescamente ci sediamo ad un tavolino laterale che impedisce totalmente di vedere la facciata della villa, perché, buon Dio, come si fa ad espletare il sacro rito del panino e salamella con la birra, se non si è seduti intorno ad un tavolo? Ed è così che ci perdiamo praticamente in toto l’esibizione di (dei?) Telenoika, che a basarsi sugli urletti che udivamo e sui video che ci sono su Youtube, dev’essere stata veramente forte. Però anche il panino con la salamella diviso in due lo era.

All’una di notte, ecco che comparire sul palco Dj Spooky. E chi cazzo è Dj Spooky? Boh. E’ un tizio grande e grosso e di colore nero, con un mezzo basco schiacciato in testa ed il ritmo nel sangue, com’è giusto che sia. Noi abbiamo ascoltato qualcosina qua e là in giro nel grande mare di internet, roba sua o video vari, e c’era parso una sorta di incrocio strano fra quello nero dei Black Eyed Peas, John Coltrane e Flying Lotus. Invece questo attacca con due o tre tamarrate drumstep in sequenza che ci scaldano il petto, poi sfocia in un’inaspettata sequenza di remix – immaginiamo suoi – di roba che non ci saremmo aspettati, tipo David Guetta, gli stessi Black Eyed Peas e Robin S, sfocia in un reggae in salsa mezza elettronica, Damian Marley e compagnia con i dreads, ritorna su un drumstep-dubstep-boh, e così via, con il risultato che la gente non ci capisce un cazzo, i nerd boriosi storgono il naso con Guetta, le donne iniziano ad alzare il volume della voce, gli uomini fumano le sigarette, Cardinetti incontra Bonetti e rimembra i tempi del liceo, l’amico Pollo si perde fra l’erba alta per ritrovare il senno perduto, ed il buon Dj Spooky, più per colpa nostra che per colpa sua, finisce un po’ in secondo piano. Comunque noi lo promuoviamo, per il coraggio e l’eclettismo. E per le sue movenze col ritmo nel sangue.

Poi quella stessa notte ho fatto un sogno. Ero in una città, e c’era tanta gente, e stavamo ascoltando Kode9 seduti per terra, o meglio, sull’asfalto. L’asfalto era comodo, l’aria primaverile, le stelle bottoni di madreperla. Kode9 stava mettendo pezzi di Burial, forse Forgive, o forse Stolen Dog. Solo che io non riuscivo a capire un cazzo, perché avevo vicino a me un nugolo di ragazzine che continuavano a cianciare. Allora mi sono incazzato, mi sono alzato, ho mostrato l’indice inquisitore e ho urlato: SE QUESTA ROBA NON VI FA VENIRE LA PELLE D’OCA, ALLORA SIETE PROPRIO DELLE TROIE SENZ’ANIMA.

E poi mi sono seduto.

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