Lady Gaga non vale niente in confronto alle T.A.t.U (parte 1)

Io alle t.A.t.U. sono legatissimo, anche se a causa loro ho fatto la scelta peggiore della mia vita, ossia iniziare a studiare la lingua russa. Correva infatti l’estate del 2002: avevo quattordici anni e l’unica preoccupazione della mia vita era quella di menarmi il batacchio nei modi più surreali possibili. A quei tempi ricordo benissimo che andava per la maggiore farsi le pippe sulla pubblicità della Dimapant oppure immaginarsi improbabili orge con le animatrici del CRE nelle stanze segrete dell’oratorio Don Bosco.

Insomma: eravamo tutti così fomentati che bastava vedere il tubo dello scappamento di un autoveicolo per farci venir voglia di calarglielo a secco, così, giusto per vedere che effetto facesse.

Con questi turpi pensieri passavo i miei pomeriggi facendo zapping su MTV augurandomi di trovare qualche sgnacchera voluttuosa: il culone sudamericano di Jennifer Lopez e le tette rifatte di Britney Spears in “I’m A Slave 4 You” hanno contraddistinto l’age d’or della mia pubertà cento volte meglio che studiare la guerra dei Cento Anni o l’ascesa di Camillo Benso Conte di Cavour.

Fu sempre attraverso questo metodo di cultura alternativa che feci la conoscenza con Lena Katina e Julija Volkova: io sudavo come un caimano del Borneo sulla mia poltrona di pelle di coccodrillo rosa, mentre loro se ne stavano dietro una grata in tenuta da studentesse giapponesi a tirarsi durissimi limoni, sotto la pioggia battente e sotto gli occhi scrutatori di diversi matusa: ragazzi, che storia commovente, pure a rivederlo ora che sono vecchio e stanco e sposato, calde lacrime di commozione mi scendono dal volto, e meno male che alla fine Lena e Julija si prendono per mano, se ne sbattono le tube di Falloppio dei moralisti e si incamminano verso l’orizzonte, sempre insieme: immagini toccanti che mi rendevano felice a quattordici anni e continuano a rasserenarmi tutt’oggi.

Scendendo in particolari tecnici, la canzone è bellissima ed io non ho neppure le competenze per parlarne seriamente: le voci di Lena e Julija si rincorrono su una base trascinante, gridano verso il mondo che non lo capisce parole d’astio che tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra vita: le parole dell’amata (o dell’amato) che corrono nella nostra testa e che non sono mai abbastanza: ragazzi, non sentivo un sentimento amoroso così ben descritto da quando il maestro Pandiscia ci ha fatto studiare “A Silvia” di quel gobbo di Giacomino Leopardi.

Grazie al cielo presto arrivò il secondo video delle mie eroine: la canzone si chiamava “Not Gonna Get Us”, e ricordo benissimo che ci rimasi un po’ male inizialmente perché non capivo come due adolescenti lesbiche che di sicuro neppure sapevano andare col Peg Perego potessero guidare un tir su una strada innevata nella steppa siberiana, poi finalmente realizzai, sempre stringendo fieramente il batacchio nella mano destra: era l’amore a spingerle a fare quelle cose folli, come la madre che riesce a sollevare una macchina che sta schiacciando il suo bambino (questa l’avevo letta da qualche parte ma non ricordo bene dove). Ragazzi, che video: se non vi vengono i brividi quando le mie eroine abbandonano il volante e si abbracciano dolcemente mentre il vento russo sferza i loro volti acerbi ed il tir sfreccia in un paesaggio da Guerra & Pace, sappiate che siete proprio delle brutte persone.

Aprendo di nuovo una spiacevole parentesi tecnica, senza timore di esser smentito posso tranquillamente affermare che “Not Gonna Get Us” segna una nuova tappa nella storia della musica: su di una base che si rifà ad un trip-hop trickyano frammisto a ceneri post-rave cosparso di stocazzo, in anticipo di dieci anni sul recupero amarcord di uno Zomby a caso, la splendida Julija urla ai lupi siberiani ed alle betulle che no, cazzo, non le prenderanno, no, non le prenderanno, e che poi correranno e rideranno, in un’esaltante mix fra un vitalismo dannunziano e l’amor omnia vincit di Publio Virgilio Marone memoria. Poi arriva pure l’altrettanto meravigliosa Lena che, ribadendo che no, santa madonna, non le prenderà nessuno, il loro amore durerà per sempre ed altre menate scioglicuore… ragazzi, davanti a parole simili, anche il peggior segaiolo della storia come ero io, non poteva fare altro che rimettere religiosamente il pene nei mutandoni, mangiarsi un pezzo di uovo Kinder, aprire la finestra, sospirare, e guardando le stelle, capire che l’amore esisteva: le t.A.t.U erano state mandate su su questo pianeta per insegnarmelo.

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